16 maggio 2016

RISULTATO VILLOCENTESI - seconda parte


 

Come anticipato giorni fa, ritorno con i dettagli sul referto cartaceo spedito a domicilio dall’Ospedale dove mi sono sottoposta alla villocentesi. Se l’infermiera che mi ha contattata telefonicamente e alla quale sono più che grata, non mi avesse fatto la traduzione di tutto ciò, troppe alternative non avrei avuto se non scappare a gambe levate e con l’anima in gola dalla ginecologa o capire che il risultato è bruttissimo, a prescindere da ogni traduzione fatta da qualche scienziato avuto a portata di mano, che ne so, vicina di casa, verduriere, l’assistenza tecnica della propria banca, prete e così via.

Il referto, così come tutti i referti, inizia nel mio caso con l’intestazione del Laboratorio citogenetico di Torino,  S.C. Genetica Medica U (Presidio Molinette/Presidio OIRM – Sant’Anna), il riferimento al mio nome cognome in qualità di paziente, sottolinea il tessuto esaminato ossia villi coriali e procede con l’analisi citogenetica dove vengono elencate le seguenti informazioni di carattere strettamente medico-scientifico:

-         Procedura utilizzata: metodo diretto + coltura a lungo termine

-         Tecnica di bendaggio: Bande G con tripsina (risoluzione 300-400 bande)

-         Metafasi analizzate con il metodo diretto: 10

-         Metafasi analizzate dopo coltura a lungo termine: 12

-         Metafasi con cariogramma: 10

-         Colture indipendenti: 3

Risultato: CARIOTIPO 46, (seguito da XX se il sesso del bambino è femminile o XY se il sesso è maschile)

Osservazioni: CARIOTIPO (FEMMINILE/MASCHILE) NORMALE.  

In allegato ho trovato anche la mappa cromosomica che, per una profana come

me, ovvio che non era proprio il pane per i propri denti (qualcosa di questo tipo) 



          Il prossimo step, della medesima importanza, ci sarà il 27 di maggio quando avrò l'ecografia morfologica, intanto sono a 19+1 e devo dire che la sera di sabato 13 maggio ho sentito per la terza volta e molto più forte delle prime due (prima il 22 aprile quando pensavo fosse l'immaginazione che mi faceva scherzi, seconda volta il 10 maggio) un bel colpo deciso (calcio/pugno non saprei) un colpo che mi ha fatta saltare dalla sedia, per lo spavento, per la mia non preparazione, per l'emozione, tutto insieme. Allora cosi si sentono i movimenti di un bambino nella pancia?! Ho pianto...stiamo entrando in confidenza e, ogni giorno scopro anche una nuova me, che non mi spiego...mi studio, mi faccio il terzo grado, non (mi) capisco o non ci credo a questa "sconosciuta" che mi scopro da un giorno all'altro.
         Ho sempre saputo, o almeno ho pensato di sapere con certezza che cosa voglio e cosa non voglio, come, quando e perché, pensavo di conoscermi, e anche molto bene e come nessun'altro. Non ho mai nascosto di aver sempre amato profondamente e ancora di più difeso la mia vita da donna senza figli. Tanto che il test positivo è stato un vero turbamento e che mi ci sono volute settimane per capire cosa (mi) succede. Con la prima ecografia ho scoperto che dovrò ripartire da zero, con pazienza e molta cura nelle parole per non spaventarla, questa nuova me...bene, bene, come già tutto l'insieme è nuovo,  un'incognita in più non dovrebbe essere tutta questa tragedia, mi auguro...  

             Volutamente ancora non ho ancora scritto niente sul sesso del mio bambino (MIO????? Ma sono io a scriverlo o mi sono depersonalizzata? Me ne uscirò pazza!), chiedo venia...saranno i primi segni del possesso e della gelosia materna? Mi devo documentare al riguardo, uffa, quante cose devo imparare e anche veloce!  

12 maggio 2016

RISULTATO VILLOCENTESI







-   Prima parte -


 

No, non ho aspettato fino adesso il tanto atteso referto a seguito della villocentesi eseguita il 22 di marzo 2016, i giornali avrebbero parlato di me in prima pagina della sezione cronaca nerissima, solo che mi è stato difficile fare un opportuno aggiornamento in quanto, riuscire a individuare dove di preciso si trovava in casa il mio notebook sarebbe stato un lavoro degno di Colombo, il tenente.

Comunque, il risultato è arrivato in via telefonica in prima fase giusto alle 16,35 del 21 aprile 2016. Vedere lampeggiare sul cellulare “OSPEDALE”, mi ha rimbambita tanto da non sapere che tasto consentiva la risposta alla chiamata. Dopo lo smarrimento durato giusto un nanosecondo, sono tornata in me e ho risposto con la vocina della piccola fiammiferaia che si, sono io la persona ricercata e che sono già seduta per precauzione (perché tale conversazione andava affrontata con una certa verticalità della quale non disponevo in quelle circostanze).

Non ci sono parole che possono descrivere cosa si sente quando sai che tutto il senso della tua vita dipende da una chiamata, da quella chiamata che io avevo tanto immaginato nei tempi di attesa, provando a prepararmi mentalmente per affrontare il risultato, nel migliore dei modi (se questo fosse possibile). Dall’altra parte del telefono, la signora che mi cercava, intuendo il mio fragile stato d’animo, mi ha invitata a sedermi pure, tanto il risultato è confortante e si tratta di un CARIOTIPO NORMALE. Cioè???? La traduzione, vi supplico, chi me la fa? Vuol dire che va tutto bene, ma è vero davvero? Sucuru, sucuru, come direbbe Enrico Brignano? Vengo nuovamente rassicurata che il risultato spazza via ogni mia paura al riguardo, che a breve mi sarà consegnato, via posta, il risultato in forma cartacea con tutti i dettagli supplementari e che se voglio sapere anche il sesso, tale referto mi offrirà anche questo genere di risposta. Ma, certamente, non avrei aspettato il cartaceo, eh no: me lo dica, la prego, me lo dicaaaaaaa!!!

Detto fatto.

Da quel momento in poi, mi sono trovata con una forza da leone, eh vabbè, leonessa, se andiamo tanto per il sottile. Ho chiamato mio marito, abbiamo iniziato a fantasticare, progettare, demolire, ricostruire, cambiare colori, spostare mobili, un uragano in piena. Appena il giorno dopo ho chiamato la mia famiglia per dare loro la notizia che: 1 - sono incinta (nessunissimo lo sapeva) e 2 – il risultato della villocentesi ci permette adesso di essere positivi e fiduciosi. Tutto è cambiato, tutto. Eravamo felici già prima ma adesso lo siamo di più, con mille paure, ma felici.
Ricordo che questo è l'iter specifico dell'Ospedale di Cuneo, che in prima fase  comunica alla paziente il risultato (tempi di attesa: 30 giorni) ed in seconda fase spedisce il risultato cartaceo dettagliato da depositare con tutta la documentazione all'interno dell'Agenda della Gravidanza  della Regione Piemonte , che viene consegnata a tutte le donne alla prima visita che accerta lo stato di gravidanza.
La seconda parte del post "Risultato villocentesi" la dedicherò al risultato cartaceo avvisando che si consiglia anche ai madrelingua la lettura con l'ausilio del dizionario :)  

10 aprile 2016

LA MIA VILLOCENTESI





LA MIA ESPERIENZA CON IL PRELIEVO DEI VILLI CORIALI
- LA VILLOCENTESI -

LUOGO ESECUZIONE VILLOCENTESI: OSPEDALE SANTA CROCE E CARLE - CUNEO

DATA: 22 MARZO 2016

 

DISCLAIMER: Questo post parla di una procedura diagnostica prenatale INVASIVA, e potrebbe urtare la sensibilità di certe persone che per vari motivi, che rispetto ugualmente senza condividere, sono contrarie a questo genere di indagini prenatali. Altrettanto potrebbe urtare la sensibilità delle donne che hanno scelto di sottoporsi alla villocentesi in un momento successivo alla lettura della mia PERSONALE ESPERIENZA e ribadisco personale, che non sarà lontanamente la fotocopia di quello che un’altra donna potrebbe provare nelle stesse circostanze a maggior ragione che si tratta di percezioni fisiche molto diverse da persona a persona. Mi sento comunque in dovere di consigliare a chi è così sensibile da farsi influenzare da racconti altrui, di non proseguire nella lettura di questo post centrato su questo argomento. Ringrazio cortesemente per la vostra comprensione.

 

                Non ho ben chiaro il motivo per cui non ho pubblicato questo post già nel giorno che lo avevo scritto nella mia agenda, il 24 marzo 2016, cosi come non ho ben chiaro il motivo per cui lo voglio pubblicare adesso. Potrebbe essere un (già fallito in partenza) tentativo di esorcizzare il tsunami di sentimenti non solo forti ma anche contrastanti e che si sono trovati a fare a pugni, con me in mezzo ad assistere impotente, incredula e profondamente marcata? Potrebbe essere. Cosi come potrebbe essere la mia umile e tremante “mano” sulla spalla di un’altra donna che quest’esperienza, come me, l’ha già vissuta di recente…e con la quale provo a dirle diversamente: so bene cosa hai provato prima, durante e dopo e ti sono vicina, molto vicina. Non mi dilungo più, qualunque sia la ragione che mi spinge a scriverlo qui, spero solo che non sarà così mal interpretata senza via d’appello e senza conoscere i tormenti di chi a questo genere di indagini si sottopone non con spensieratezza e serenità come potrebbe sembrare.  Pronta invece a essere giudicata, l’ho già fatto in prima persona pur nella convinzione di aver fatto la cosa giusta per questo esserino in primis e per me e mio marito in secondo luogo.

Certamente non ho resistito alla tentazione di cercare in rete, ancora prima di fare la prenotazione, esperienze con la villocentesi e devo dire che le più parlano solamente dell’amniocentesi, molto più popolare nell’ambiente ospedaliero e non  e non della villocentesi (che interessava a me in quanto più precoce come diagnosi)  e che pur essendo simili come procedimento (mega ago alla mano sotto controllo ecografico e così via) si svolgono in epoche diverse, la prima permette gli accertamenti avendo come materiale di studio il liquido amniotico mentre la villocentesi anziché penetrare nel sacco amniotico, presuppone l’indagine in corrispondenza del trofoblasto, il tessuto che darà poi origine alla placenta e che verrà aspirato in piccola quantità (10 – 15 mg). Resta sempre valida la regola della soggettività delle esperienze da persona a persona, ancora di più in ambito medico dove si ha a che fare con il dolore non solo fisico ma anche psicologico (per rendere l’idea: c’è chi dal dentista va fischiando e chi entra solo sotto tortura dei parenti, ma non per questo rinunciamo ad andare da lui).

                Arrivato il temuto e tanto ragionato 22 di marzo 2016, dire che ero tesa fin dal giorno della prenotazione, intorno al 24 febbraio mi pare, è dire troppo poco. Non avessi avuto vicino mio marito, non sarei andata all’ospedale per quanto mi sarei sforzata a considerare “famigliare” il dottore che avrebbe dovuto eseguire il prelievo dei villi, essendo lo stesso della prima ecografia, per altro eseguita rigorosamente in privato solo grazie alle poche indicazioni ricevute in Consultorio, ma racconterò tutto in un post dedicato alle visite di rito.  Programmata per le 08.30, in verità ero sveglia dalle 3, ma è già tanto aver chiuso gli occhi un po’ di ore. Colazione fatta, siamo andati all’ospedale in anticipo, lasciando l’auto sulle strisce riservate alle moto (lungo applauso!!! ) tanto da ritrovarla con una multa di ben 28 euro stampata in fronte, al ritorno. Quando si dice la ciliegina sulla torta… Eravamo i primi (altri applausi); poi sono arrivate altre coppie ma noi sempre primi, non sia mai che mi perdessi il privilegio di essere la prima sul patibolo.  

Arriva il dottore. E’ LUI! Magra consolazione lo so, ma intanto un tassello c’era al suo posto. Facciamo le formalità in accettazione poi ci chiama il dottore, altra serie di accertamenti e firme. Gli attrezzi pronti, devo stendermi sul letto togliendo il maglioncino e sbottonando i pantaloni, abbassandogli leggermente. (Se vi domandate perché grazia di Dio una mette il maglioncino a fine marzo vi spiego che a Cuneo fa freddo anche adesso ad aprile, figuriamoci a marzo). Avrei voluto morire, e nemmeno sapevo in quel momento quanto ragionevole fosse tale pensiero. L’infermiera mi preleva sangue dal braccio sinistro. Si, sinistro perché il sinistro è diventato il mio braccio forza che offro sempre in pasto ai “vampiri”, il destro mi fa paura mentre con il sinistro me ne vanto. Dopo il prelievo, mi passa un cotton fioc all’interno della bocca spiegandomi a cosa serviva ma io non ho sentito effettivamente niente. Anzi, ho sentito ma non ho capito un granché forse perché mi concentravo più che potevo per convincermi che:

1 – devo stare ferma;

2 – prima inizia prima finisce;

3 – rilassati!

Tutte frottole. Applicata con rigore SOLO la prima.

Inizia l’ecografia. Malgrado mi ero promessa di non guardare nemmeno un attimo, mi è salito lo sguardo sullo schermo. Ho visto il gambero/la gamberetta come dice mio marito. Io lo/la chiamo inquilino/inquilina. Lo dico scherzando per allontanare il pensiero a quel nodo in gola che si è fatto spazio mentre guardavo pensando di morire soffocata. Dovrei saltare da questo letto e scappare via, pensai in quel preciso istante ma non l’ho fatto. Totalmente inerme. Forse d’istinto, o forse per la mia sempre più pungente autoconvinzione di non muovermi minimamente, anche lui/lei non si muove di una virgola. E’ come sullo schermo vedessi di fatto me, in miniatura, con tutte le paure che sento e con il terrore che, se mi muovo, sarà peggio! Spostai lo sguardo. Non reggevo più…la colpa…il pensiero fugace che, lei/lui non conosce e non può capire adesso le ragioni che mi hanno portata oggi su questo letto, in questo ospedale, malgrado il mio voler essere ovunque altrove.  

                “- Sentirai una puntura…” disse o il dottore, o l’infermiera non saprei con precisione, non ho fatto (volutamente?) caso se la voce fosse di una donna o di un uomo. Non avrebbe cambiato il senso di tutto ciò che stava accadendo con me, e dentro di me. Magari fosse stata la puntura il problema, ma magari. Ma mi farei pungere cosi a colazione, pranzo e cena senza problemi e ripensamenti. Ma non è affatto la puntura, per quanto la si può percepire dolorosa, il centro del inferno, cosi come quello che iniziai a sentire in seguito alla puntura. Hanno permesso a mio marito di assistere pero, con il seno di poi, mi dispiace abbia visto la mia sofferenza; dall’altra parte pensavo ancora che lui era l’unico a poter tenere sotto controllo quel piccolo esserino che, più nolente che volente sarebbe stato “disturbato” proprio nell’intimità di “casa sua” di una puntura e successivo prelievo di villi coriali. Non sono stata fortunata a sentire solo la puntura, infatti mi domandai all’istante: tutto qui? Ma che? Non l’avessi mai detto. Io che sono brava ad immaginare il peggio, io che minimizzo quello che potrebbe andare bene e ingigantisco quello che potrebbe andare storto, io che mentalmente per giorni e notti prima del 22 marzo avevo già provato quel dolore e imparato a gestirlo con dignità, mi trovai tutta di colpo ad essere sopraffatta dal dolore/fastidio che generava il prelievo in se, quel via vai con l’ago all’interno dell’addome mi faceva quasi perdere i sensi, pensavo che svenire mi potesse aiutare ma nemmeno quello mi è venuto incontro, anzi. Sono rimasta lucida dall’inizio alla fine, troppo lucida, maledettamente lucida e la fine sarebbe si arrivata ma dopo un’infinità. Tanto sono durati i due interminabili minuti, un’infinità.

                “- Ecco, abbiamo finito e tu sei stata bravissima, non ti sei mossa di un millimetro, proprio brava!”  In altre circostanze sarei stata fiera di me, ma adesso sono uno straccio e continuare a sentire il dolore anche dopo questo confortante “abbiamo finito” mi butta nella disperazione di chi non capisce più che cosa sta succedendo, di chi perde anche il controllo del proprio impercettibile respiro. Perché non smette? Il dolore lo sento, uguale a prima, a tratti anche più forte. Cosa vuol dire? Sono solo io? Capita solo a me? Qualcosa è andato storto? Inizia il peggio? Ho compromesso tutto? Non potrò più vivere, non lo merito! Non voglio!

A fine procedura l’infermiera ha iniziato a fare pressione con entrambe le mani sul basso ventre nel perimetro dell’esecuzione del prelievo, una pressione così forte che non faceva altro che aggiungere altro dolore a quello che io già non avevo mai smesso di sentire. Non ce la faccio più, la prego si fermi, dissi…ma l’imprecazione la sentivo solo io in quanto la mia voce non oltrepassava le labbra, non avevo forza per spingere fuori l’urlo che avrei voluto fare. Passa un altro lungo minuto cosi. Per resistere a tutto questo, fin dall’inizio avevo raccolto le mani sopra il seno come in una preghiera e questo mi ha aiutata a:

1 - non respirare troppo energicamente creando un movimento toracico amplificato che avrebbe solo creato dei danni;

2 – a non vedere né il dottore né l’infermiera, né aghi & co. Il mio proposito era stato fin dal principio quello di tenere gli occhi chiusi, peccato che il dolore troppo forte non mi ha permesso di tenerli chiusi nemmeno per un secondo mannaggia;  

3 – a pregare effettivamente (preghiere confuse e deliranti ma sempre preghiere).

Dopo l’ecografia di controllo con la quale il dottore ha accertato la presenza del battito cardiaco del feto a seguito del piccolo “intervento” traumatico e dopo altri 5 minuti a riposo, mi sono rialzata e ho baciato per terra per le due pastiglie di Buscopan offerte dalla gentilissima infermiera (si vede che facevo proprio pietà, ma meglio cosi, chissenefrega ???) Ancora oggi dopo 3 settimane non osso immaginare come sarebbe stata quella giornata senza il Buscopan che ha alleviato moltissimo il dolore e ha impedito il mio suicidio.

                All’uscita dall’ambulatorio, un’altra copia aspettava, intuivo, per le stesse ragioni. Ho visto me in lei. Talmente intimorita, agitata e spaventata che, senza dire mezza parola, sembrava di implorare clemenza. Mi vide sfigurata dal dolore. Avrei voluto fingere, tanto, e lo avrei fatto, per lei…ma era tardi, aveva visto quanto ero sconvolta. Quasi per rimediare sussurrai con voce fiacca ma per quanto mi era possibile convincente: qui nessuno le farà del male signora, provi a stare tranquilla! Non mi ha creduta ovvio, eppure, per evitare il dolore a lei, visto lo strazio che (ormai) avevo passato, mi sentivo in diritto di pretendere la clemenza per quella donna tanto sconosciuta a me ma anche tanto vicina come nessun’altra. Le ho fatto un grosso in bocca al lupo e ho pregato da quel giorno non solo per me, ma anche per lei.

L’esito tra almeno 3 - 4 settimane. Un’altra infinità. Oggi siamo a 3 settimane e sistematicamente ogni notte mi sveglio verso le 4 e non prendo più sonno. Ho fatto bene? Ho fatto male? E’ giusto? Chi sono io per decidere? E se? E se no? Tanti pensieri. Mi aggrappo alla speranza che tutto andrà bene, che lei/lui sta bene ed il tutto sarà confermato da questo risultato che ancora deve arrivare. Un risultato che cambierà tutto per  noi tre: per lei/lui – leggessi l’inquilina/o, per me e per il papà. Il resto del Mondo gira lo stesso intorno al Sole, per noi invece è tutto in attesa, totale apnea. Che Dio aiuti tutti noi tre ad uscire più forti da tutto questo!

P.s. Sono rimasta a letto due giorni e le fitte le ho sentite poi durante lo stesso giorno, la notte e un po’ anche il giorno dopo, ma niente di allarmante anche se il timore del peggio non cena ad andarsene. Infatti la sera del giorno dopo, sono caduta in un pianto che si voleva liberatorio. Va bene, si è dimostrato solo un pianto, niente liberazione.    

13.04.2016 - ancora nessuna notizia dall'Ospedale. Sto' perdendo la lume della ragione. Ogni chiamata sul cellulare ingigantisce ancora di più il nodo perenne che mi ritrovo in gola ancora da molto prima di fare la villo il mese scorso. Chi ha passato tutto questo conosce molto bene il mio stato d'animo e mi domando come avrà fatto a mantenere la calma nella lunghissima attesa, perché io mi sento di crollare? Aiuto!!

20.04.2016 - un accesso di preoccupazione mista ansia/paura, che sarebbe meglio chiamarlo raptus, mi ha fatto chiamare l'ospedale: forse le mie analisi si sono perse, forse aspettano che sia io a cercarli, forse non mi hanno trovata, il telefono non prendeva, forse hanno perso i miei dati, tante paranoie tutte di colpo. Dopo vari ping-pong tra numeri di telefono, passando pure per quello della Sala parto (ma anche no, grazie per adesso!),

quello che ho potuto scovare è stato che i risultati arrivano a Cuneo nelle giornate di martedì, mercoledì e giovedì di ogni settimana (devono passare almeno 4 settimane dall'esecuzione della villocentesi) e che, immediatamente vengono comunicati telefonicamente alla diretta interessata, dopo di che il risultato cartaceo dettagliato viene spedito a domicilio... "- ...ma lei stia tranquilla!" disse con premura la gentile interlocutrice provando ad abbassare le quote stratosferiche toccate dal mio livello di adrenalina. E come, vorrei saperlo anch'io ??? Aummm, aummmm ... Come se non bastasse, oggi 21 aprile alle 14.30 c'è la conferenza stampa di Draghi, dopo tutto, un po' di sana volatilità sul mercato mi mancava proprio...aummm....E daje con la tranquillità!!


24 marzo 2016

TEST DI GRAVIDANZA




A ME NON PUO CAPITARE!



A inizio febbraio 2016, se qualcuno mi avesse domandata cosa sarebbe stata più probabile tra una vincita in lotteria e una gravidanza avrei detto decisamente e con molta convinzione la prima. Senza dubbio. E avrei perso, non solo la vincita ma anche la scommessa. Inconcepibile per me un unico rapporto non protetto uguale figliazione, a ben 38 anni. Invece, come dimostrava il test fatto il 1 febbraio al mattino presto…più concepibile di due righe ben visibile anche dall’altro condominio, non si può. Eppure in giornata sono tornata a guardare quelle righe per vedere se una delle due era sparita. Ma niente, ogni volta sembrava più evidente di prima. Paranoia e panico totale per me, gioia e felicità per mio marito. Io non sono mai stata, non lo sono e non sarò mai pronta a questo.

Parlavamo come ogni coppia di questo, e ci siamo trovati su posizioni ben discordanti sempre: io inizialmente per il no deciso… poi, in un futuro lontano ma molto lontano, forse (confesso: temporeggiavo perché convinta del no), marito decisamente si, subito e anche femminuccia. Se queste righe le ha lette qualche anima più facilmente impressionabile del normale scandalizzandosi che ci sono donne come me che non mettono al primo piano nella propria vita la figliazione, consiglierei gentilmente di cercare le blogger che lo fanno, ce ne sono tante, molto brave che ammiro pure io, ma non sono una di loro. Queste pagine parlano pero di me, una donna NON perfetta, tutt’altro. Se cercate qui il racconto di una donna impeccabile dalla testa ai piedi, con la piega tutta in riga e smalto mai sbeccato, con una carriera brillante, casa splendente, 5 figli di seguito tutti da 10 e lode, cane già portato al passeggio, marito contento come dopo una sana “dormita” J , cuoca Master chef e perché no campionessa di volontariato e ogni domenica a Messa, sappiate che quella donna NON sono io, eppure provo a fare quasi tutto di cui sopra,senza che il risultato sia degno di una Wonder Woman.  Ma non sono un mostro, non vivo in una grotta e tutti i bambini (quasi) degli altri mi piacciono un sacco se non di più. Pensate che sono stata scelta in passato e anche ripetutamente da molte coppie di genitori, pure genitori di gemelli, la babysitter dell’anno e poi del decennio. Non è uno scherzo, per tutti i bambini che ho accudito avrei dato la vita e ancora oggi porto tutti quanti nel mio cuore perché sono cresciuti con me, ma anch’io insieme a loro. Pero è diverso dall’avere figli propri. Cambia tra le altre migliaia di cose, il fattore LIBERTA’. La libertà di scegliere come quando e perché. Tutto questo non dico che è irrimediabilmente compromesso, ma si trasforma e accettarlo non è così scontato e non avviene sempre in maniera naturale e poco traumatica. Ovvio che parlo per me, di me e della nostra coppia, fatta di me e mio marito, non di tutte le donne e dei loro partner.  Va detto che la libertà pur avendo dei figli ha dei gusti variegati e molto sfiziosi quando i figli puoi parcheggiarli 20 ore su 24 dai nonni, zii, babysitter e amiche volenterose con spirito materno tre volte altezza Empire State Building, ma se sei completamente sola o ti ritieni fortunata se questa settimana il marito non va in trasferta all’estero, improvvisamente il meraviglioso Canon in D Major di Johann Pachelbel  video qui si trasforma nel agitatissimo Thunderstruck di AC/DC video qui con tutto il rispetto per gli amanti del genere, che neppure io non disdegno in certi momenti non zen della mia vita.

Tutto questo e tante altre cose “ancora non dette”
  e che per il momento restano qui sulle punta delle mie dita potrebbero anche bastare per fare una minima premessa di questo inizio gravidanza e dello stravolgimento che essa comporta quando non è né contemplata, né ricercata né quantomeno pianificata a tavolino. Soprattutto io (non di certo mio marito che desiderava tanto) ho sottovalutato l’eventualità che potesse accadere. Adesso lo so che può accadere per cui, se a leggere quello scritto pocanzi, cioè un unico rapporto non protetto = figliazione siete esplose in un “Oh Dio, no!” sappiate che succede eccome e non bisogna avere per forza 20 giovanissimi anni e un apparato riproduttivo a dire poco svizzero per trovarsi con un test di gravidanza moooolto positivo dal quale la seconda linea rossa col tubo che se ne vorrà andare per quanto lo scuoterete. La stessa cosa le era successa anni fa all’età di 41 anni, cosi come me lo avrebbe raccontato da lì a poco, ad una delle psicologhe del consultorio dove sono andata a trovare un’altra chiave di lettura per tutto quello che mi stava accadendo. E certo che con tutta la pacatezza che mi contraddistingue sono scoppiata in un sonorissimo “perché …zzo non me lo hai detto prima?” per sentirmi dire “perché se tu non fossi (già) incinta, oggi non staresti qui a sentire il mio racconto”. A beh, detta così mi sono consolata subito e mi sono promessa: MAI PIU, MARITO MIO, MAI PIU’ SENZA "CAPPELLO"!  

Noi che tutte le estati da 6 anni a questa parte le abbiamo passate muniti di zaini, scarponi e bastoni da trekking in cima a tutte le montagne della provincia di Cuneo quando non andavamo al mare, l’estate 2016 la passeremo scarrozzando qua e là tanto di pancia che non saprò dove e come nascondere.

A DOPPIO SENSO


 

UNO SGUARDO INDIETRO


 

2015


E’ passato molto tempo dall’ultimo post. Non lo so se troppo o troppo poco, ma è passato del tempo. La mia non è stata una sparizione bensì una presenza silenziosa e dolorosa… silenziosamente dolorosa o dolorosamente silenziosa?
Comunque Il senso resta quello.

E sono successe tante cose, poche buone, soprattutto nella mia famiglia (essere figlia a volte non è facile, non che essere genitore è tutto questo relax, ma questa volta…o ancora una volta è toccato a me). Sono stata travolta, insieme alla mia famiglia, da un vero terremoto con conseguenze devastanti per me e per tutti. Sono mesi che provo a reimparare a camminare nella vita pero le gambe tremano e chi è già caduto frantumandosi, il PERCHE’ non importa, lo sa com’è, chi non lo sa, credeteci sulla parola, vi prego!

 

E UNO IN AVANTI


2016


E adesso? Anche adesso è successo qualcosa che ugualmente ha avuto, ha e continuerà ad avere un impatto fortissimo su di me in primis, ma anche sul mio adorabile marito, con l’unica differenza che questa esperienza mi sento di condividerla in questo mio piccolo spazio, non senza pudore, fosse anche per quella unica donna che troverà interesse per l’argomento e che, per qualche misterioso intreccio della rete, capiterà qui per caso e spenderà un po’ del suo tempo per leggere. Lontano da me il condividere questa esperienza con la presunzione della “so tutto io, prendete nota!” anzi, mi sono ritrovata in prima persona a cercare con disperazione informazioni ed esperienze simili in rete, per quell’illusorio non sono da sola, non sono l’unica, stiamoci vicine e aiutiamoci a vicenda! Ed è incredibile come, di recente, mi sono aggrappata proprio a questa vicinanza di altre donne (una vicinanza forse illusoria/non raccomandabile per certi che non filtrando la rete o non essendo in grado di filtrarla la percepiscono solamente come una minaccia) ma tanto preziosa per me. Mi riferisco a tutte quelle donne che, in anonimato o meno, e che se fosse possibile ringrazierei una ad una, hanno avuto il coraggio e perché no l’altruismo di descrivere il loro percorso in gravidanza, venendo così in aiuto a chi dopo di loro, si sarebbe trovata alle prime armi.  Ed io sono alle prime armi. E queste mie armi sono leggermente (e sono ancora buona) arrugginite…e la fatica e l’ansia triplicano.

11 dicembre 2014

EPILAZIONE A LUCE PULSATA - HoMedics Me My Elos 2.0


POST INVERNALE ATIPICO

 

Premessa: Tutti i Signori sono pregati di andare a giocare a calcetto, a lavare le loro amatissime auto, a provare l’ultima play station in voga nel periodo natalizio ed acquistare il regalo, anzi plurale d’obbligo “ I REGALI”  per le loro consorti, levate cortesemente in ogni modo la vostra gradita presenza perché le gentili Signore devono parlare di “pelli(cce)”... Capisco che in questo periodo si parla esclusivamente di regali di Natale & co, piste da sci, quanto rosso deve essere il rosso da indossare la sera di Natale per avere fortuna l’anno prossimo, per non dimenticare le palle di Natale, ma dove la trovate quella che parla di epilazione ad inverno iniziato? Chiaramente qui, non sul segugio punto it, come siete tentate di credere in tante.  



Pur non essendo una scimmia e meno male (!!!), per non smentire ugualmente il DNA tipico femminile che, normalmente e con molta passione, va a cercare il pelo nel uovo, da una vita sono a caccia di segreti miracolosi per migliorare ed esaltare la capigliatura da una parte e grande nemica di ogni maledetto pelo che non abbia la residenza sulla mia testa. E ribadisco: O G N I. Più io lo escludo a prescindere dalla mia vita,  più lui non riesce a vivere senza di me, fatto sta che per una particolare hobbistica del genere, ci vogliono degli attrezzi di tutto il rispetto e, se ci si spinge ancora più in là, un patrimonio invidiabile, ma non è il mio caso. Si parte ad esempio con questo oggetto, genericamente chiamato RASOIO:

Strumento tagliente e facilmente manovrabile con le dovute accortezze per non imbattersi in piccoli infortuni, il rasoio è un attrezzo che prima o poi, tutte le donne non glabre lo provano e aggiungerei, per forza. Per qualche brutto scherzo del destino (infame) di una donna, la ricrescità da rasoio è sempre troppo veloce, mentre quella per la ceretta è troppo lenta e di consequenza arriva il giorno quando ad incontrare il Brad Pitt, non ci si può presentare con attaccato il cartellino “aspetto la ricrescita, amami lo stesso!”  Per un povero uomo, almeno nei primi 25 anni di matrimonio, questi sono traumi inutili che ogni donna dovrebbe evitare, finchè l’hommo sapiens non sarà in grado di capire che la donna è sì una bomba, in certi rarissimi casi, ma il più delle volte solo una bomba ormonale e basta.

Tenere a bada la ricrescita munite di solo rasoio è un’utopia ed è qui che scatta la ricerca della CERETTA: strisce, scaldacera, barattoli, bidoni, container, ustioni, metri quadrati di pelle strappati, peli sopravissuti malgrado tutta la fatica e dolori stoicamente sopportati.

Seguono poi gli estirpatori di peli e, molto spesso anche di timpani, chiamati DEPILATORI. Ho provato solo uno, non caro e non di un marchio collaudato a livello planetario, perché ancora fatico a mettere insieme nel concetto i due principi cardine al riguardo: pago io, soffro io. Ed ho capito che comunque sia, per questa vicenda, si deve soffrire...ma farlo anche a prezzi salatissimi non mi quadra. Almeno per il momento, non è arrivato il giorno per acquistare il top dei top dei depilatori; certo, farebbe tanto chic avere quello massaggiante, con mille testine, che si può usare sotto la doccia, che si ricarica come il pannello fotovoltaico, valido nemico del pelo ancora non nato e via dicendo.

Arrivata a questo punto ho detto di fare seriamente il salto di qualità con: LA LUCE PULSATA.
E qui si apre un’altro mondo:
- a prezzi più o meno alti (piuttosto più, che meno),
- di tutti i colori,
- di varie dimensioni,
- di facile utilizzo o più laboriosi,
- con tecnologie che sfidano gli F35,
- con dei flash supersonici contenuti in delle cartucce ancora per poco non  autorigeneranti,
- con risultati superiori alle aspettative e,
- non per l’ultimo, da utilizzare comodamente al proprio domicilio in totale autonomia ed intimità senza l’intervento di operatori del benessere e dermatologi rinomati. Il sogno di tutte le donne che mai hanno creduto a quel squallido detto "donna baffuta sempre piaciuta", e ci mancherebbe!
Ed eccomi decisa per l’acquisto,  parlo ormai di quasi due anni fa, dopo lunghe e approfondite ricerche nel campo dei macchinari di epilazione a luce pulsata e dopo la lettura di decine e decine di recensioni e qualche review, sia positive che negative. Parlo dell’ EPILATORE A LUCE PULSATA HOMEDICS ME MY ELOS 2.0 con la cartuccia di 120.000 flash.

Riporto qui a caso, la presentazione di questo epilatore che ritrovate sul sito di luce-pulsata.net, una delle migliaia di presentazioni individuabili sul web:

L'epilatore a luce pulsata HoMedics me my elos può essere utilizzato sia sul corpo che sul viso, l'utilizzo è intuitivo ed offre sessioni di trattamento veloci; è possibile trattare una gamba in soli 10 minuti. La tecnologia a luce pulsata utilizzata dall'epilatore HoMedics, viene utilizzata in più di 3 milioni di saloni nel mondo ed è approvata dai professionisti in campo medico.

CARATTERISTICHE DELL'EPILATORE HO MEDICS MĒ MY ELŌS
Trattamenti veloci:  approssimativamente 30 minuti per trattare l'intero corpo e solo 10 minuti per un'intera gamba.
Efficacia provata clinicamente: riduzione dei peli pari all'85% c.a. dopo soli 4 trattamenti.
Delicato sulla pelle:adatto all'uso sulla maggior parte di tipi di pelle.
Facile da usare: no stop & flash! la frequenza dei flash è molto veloce, potrete continuare il trattamento senza interrompervi, dovrete solo passare l'epilatore sulla pelle con un movimento continuo, propio come fareste con con un normale rasoio.
Potenziato con elos technology: l'unico epilatore a luce pulsata da casa potenziato con elos technology.”

         Acquistato online, se non sbaglio a marzo/aprile 2013, ad un prezzo di 400 euro che considero comunque altissimo, adesso come allora, immediatamente ho iniziato i trattamenti, a regola d’arte come consigliato nelle istruzioni d’uso. Ogni ciclo di trattamento dura 7 settimane, dove ogni settima viene eseguito un trattamento completo della zona da trattare. Per non sbagliare mai e per scrupolo, io ho dedicato sempre una giornata a settimana per la luce pulsata. Sopratutto con il tempo, la mia velocità di esecuzione del passaggio luce pulsata elos a distanza di massimo 5 minuti dalla depilazione con ceretta/rasoio/depilatore è diventata da Guiness.

Pero...pero, se rileggete l’efficacia promessa capirete che un po’ di allarmismo nel non riscontrare gli effetti decantati (dopo il primo ciclo) è comprensibile, visto che con 400 euro una donna paga per anni la depilazione dall’estetista, se tanto scimmia non è. Mi aspettavo dei risultati ottimi che, ovviamente per me, non sono arrivati nella misura promessa dal produttore. Passata l’estate con il poco sole che ho preso, ho reiniziato fiduciosa (ancora?),  un’altro ciclo di trattamenti, sette settimane consecutive di trattamenti senza mai tralasciare qualche minimo particolare alla ricerca di quel risultato che potesse giustificare un acquisto pagato profumatamente. Tutte le mie aspettative si sono tradotte in una ricrescita sì un pò rallentata, ma mai  la decantata “riduzione dei peli pari all'85% c.a. dopo soli 4 trattamenti” e non per tutta la gamba ma per soli e miseri  5 cm dal piede verso il ginocchio e solamente per la parte anteriore e nulla di fatto sulla parte posteriore della gamba, che si presenta come prima della luce pulsata. Questo è stato ed è rimasto ad oggi l’unico risultato che ho ottenuto dopo ben 4 cicli di trattamento, eseguiti in pratica due nel 2013 e altri due dall’inizio di quest’anno fino alla stagione estiva con anessa pelle abbronzata.  Ne vogliamo parlare della zona ascellare? Stendiamo un velo pietoso, che è meglio.
 Per il numero di trattamenti fatti, per la mia precisione maniacale nel eseguirli, per il fototipo di pelle 2 ed il colore del pelo che possiedo, castano chiaro ma sempre castano, non rosso, o grigio... oggi avrei dovuto potervi dire, andate tranquille che andate sul sicuro! Non me la sento, e se dopo due anni non me la sento inizio (finalmente!) a dubitare che perseverare servirà a qualcosa. Ad oggi,  non lo ricomprerei, punto. Posso pero suggerire a chi è interessata alla luce pulsata a domicilio, di trovare il modo per PROVARE prima effettivamente un simile epilatore per almeno un ciclo di trattamento, aspettare gli effetti nel tempo, e mi riferisco a dei mesi, non giorni o due settimane e, in base a questo, decidere se vale l’investimento o no. Mal che vada, lo comprerete un po’ più tardi, ma in totale sicurezza e con tanta soddisfazione, altrimenti evitate una spesa che, di questi tempi, fareste meglio evitarla se si dimostrerà inutile. Perché aveva molta ragione chi, tempo fa, scriveva sulla pagina facebook di homedics me: “certo che rallenta la ricrescita dei peli, a furia di cerettare e passare il depilatore elettrico il risultato è lo stesso anche senza homedics me my elos” e questo  perché se una persona è “condannata” comunque a depilarsi in qualche maniera ogni volta che passa il me my elos, senza notare la sparizione effettiva dei pelli superflui, significa che fa niente più niente meno della classica depilazione che faceva prima di usare la luce pulsata e che quest’ultima tanti meriti non ne ha, almeno per adesso, con due anni di utilizzo e per la mia personalissima esperienza. Per un determinato aspetto sono stata più fortunata degli altri con il HoMedics Me. Ossia non si è rotto in questi due anni ed i flash non hanno smesso di funzionare cosi come è successo purtroppo a tante, troppe persone che lo hanno acquistato. Da allora sono uscite altre due versioni ancora più performanti ( era necessario, vero?) chiamate HoMedics Me Pro  e HoMedics Me Pro Ultra, pero questa volta generosamente passo.
Detto questo:
                    Buona depilazione a tutte, ovunque voi siate e comunque la facciate! :)

Ps. Il marchingegno è stato testato temporaneamente anche su soggetto maschile normalmente peloso con gli stessi non-risultati, convincerlo a rifare un trattamento richiederebbe una grande dosi di ...tortura, ma verso Natale tutti diventiamo più buoni, in teoria.  

27 agosto 2014

Capelli lunghi di fata e (mal)trattamenti vari





          Io, effettivamente non ricordo e dovrei (???) importunare la mia Signora Madre, ma credo di avere i capelli lunghi di mezzo metro dalla nascita.
Ah, invece no, ricordo che all'asilo (si, ho anche un diploma di asilo!) avevo i capelli color biondo-argento e un taglio a caschetto corto con frangetta, da lì in avanti, mi ricordo solamente fiumi di capelli, mai accorciati più di altezza spalle. Tant'è che, alla mia veneranda età, ho paura di dare un taglio per non sentirmi nuda...cioè, confermo: i capelli lunghi fanno da mantello, con notevoli risparmi sul riscaldamento. 
 
          Vuoi per il trend positivo che hanno avuto un po' sempre i capelli biondi, vuoi per il desiderio mistico di trasmettere al mondo intero il mio "cambio maschio", pur essendo a quell'ora una ragazza single molto convinta, a 18 anni non mi sono fatta le canne perché non sapevo cosa fossero cosi come nemmeno oggi voglio saperlo visto che sono ex fumatrice, ma bensì una tinta permanente (di cui non ricordo il nome, ma solo il colore) cioè, biondo canarino, con un impatto visivo "osceno" finché mi sono abituata ad accettare quella lì che vedevo nello specchio.
E l'ho accettata per 17 lunghi anni, ovviamente non in maniera monotona bensì testando varie nuances di biondo chiarissimo, combinazioni di biondo e degradè. Da qualche anno a questa parte ho disinnescato la bomba del ritorno al mio colore naturale, in pratica un biondo scuro naturale e freddo (mi scuso che non sto qui a spiegare con numeri di catalogo e percentuali di tono, pero lo so solo io cosa vuole dire "freddo" e non intendo minimamente biondo topo, capito???) e, ad oggi, penso di trovarmi a buon punto...Penso, eh?? Ma che fatica!!!! 
           Vi risparmio la dicitura da parrucchiere svogliato, e mi scuso con la categoria, ma questi (due in croce perché non sono cliente fedele e faccio da me) mi sono capitati in quelle poche volte che mi sono affidata al the professionist: "- Impossibile tornare al tuo colore! Rassegnati!" Possibile che abbia ragione, ma io vado per la mia strada; avevo bisogno di evitare il VERDE ed il parrucchiere mi ha aiutata, Amen e grazie, anzi, no...ho pagato bei soldi, niente gratis! Da adesso in poi, faccio da me, con tutti i rischi annessi che mi assumo.
 
 
               Ecco a voi da dove sono partita, prendendo come anno di riferimento 2006 (non ho foto di archivio, capitemi!)   
2006




                                                                          dove sono passata nel 2007,





















nel 2011



2011

per arrivare a questo colore nel 2014:
 

2014

             Credo fortemente che, qualcuno, là fuori, si potrebbe domandare come si fa ad avere ancora i capelli dopo milioni di tinte? Mi domando pure io...ahaha, scherzo. La mia routine da biondissima chiarissima era di fare la tinta ogni 35-40 giorni, solo la ricrescita e una volta in due anni le lunghezze. Immagino che sembra poco credibile tingere le lunghezze una volta in due anni, ma quando si tratta di un biondo tanto chiaro, non c'è tanto da colorare, basta arrivare alla tonalità desiderata e poi la si mantiene. Ho usato per anni la stessa tinta permanente (chimica giustamente) Testanera Natural&Easy n. 520, Biondo Chiarissimo Naturale, con la quale mi sono trovata sempre divinamente e mai mi ha creato brutte sorprese, tenendo conto anche del suo costo ottimo (in offerte a 4-5€) per non dire regalato se devo paragonarlo con le altre tinture per capelli:



Tinta permanente Testanera Natural & Easy 520
Biondo Chiarissimo Naturale

poi sono passata a 536 che è un biondo chiarissimo dorato, per addolcire il riflettore che avevo come capigliatura e che mi aveva un po' stancata


Tinta permanente Testanera Natural&Easy 536
Biondo Chiarissimo Dorato
















 
              I primi tentativi di cambiare il solito biondo sono stati fatti con una fantastica maschera colorante monodose, oggi non tanto facile da trovare se non in qualche profumeria Modus, molto, ma molto ben fornita. Peccato che in 4-5 lavaggi il colore andava via (mai del tutto, attenzione! E se volete fare esperimenti da piccolo Einstein, sappiatelo che non scaricherà mai del tutto! Direi che scarica il colore ma non lascia i capelli di un colore inguardabile, anzi.) La maschera colorante con acidi di frutta e olio di argan, alla quale faccio riferimento, costava 4 €/25ml, ma ribadisco che è monodose e per i capelli lunghi ci vogliono due. Si applica come un normale balsamo/maschera sui capelli lavati e ancora umidi, senza aver applicato il balsamo dopo lo shampoo ed il tempo di posa è di 5-20 minuti. Io ho scelto il colore Pure Gold/Oro puro che sui capelli biondo canarino ha portato ad un bellissimo biondo chiarissimo leggermente ramato, da favola. Piacevolissima come impiego, tempi di posa etc, potessi trovarla ancora e non costasse cosi tanto per 25ml, la userei ogni 5 lavaggi per mantenere a lungo il colore pieno, luminoso e sano che dona questa maschera.
 
 
Maschera colorante monodose
con acidi di frutta e olio di argan
 
           Cosi, dall'inizio del 2013 ho iniziato a poco a poco a scurire timidamente i capelli. La prima tinta usata per scurire è stata la Sanotint Light 76 Biondo Ambra. La si trova in erboristeria, con tanto di dicitura senza parabeni e senza p-phenylendiamine e per quanto dicono che è Sensitive, io ho sentito un po' di bruciore sul cuoio capelluto ma per una che non è proprio una suora in materia di manutenzione dei capelli, non mi lamento. Dico solo che, a parere mio, non dovrebbe bruciare nemmeno un po', ma tant'è...Costa intorno ai 12 euro (troppo) ed il contenuto è poco (125ml) per capelli lunghi, siamo alle solite. Mentre per la tinta permanente Testanera, se applicata da una mano pratica (io mi sono sempre tinta i capelli da sola) basta anche per i capelli lunghi tipo 35-40cm. Ho usato due confezioni per scurire i capelli e poi ho abbandonato causa prezzo alto e colore ancora lontano dal mio colore naturale, ma tutto sommato, sono rimasta soddisfatta perché non ho avuto disavventure.
Tinta per capelli SANOTINT LIGHT/SENSITIVE
n. 76 BIONDO AMBRA
 
 
 
 
 
 
             Ancora nell'anno di grazia 2013 ho bazzicato pure intorno all'henne a livello di informazioni e test (decine e decine su ciocche di capelli raccolti dalla spazzola e che non butto apposta per fare vari test...fa venire il voltastomaco lo so, e mi scuso per i dettagli grezzi, ma è l'unica soluzione fattibile per testare colorazioni e non fare errori irreversibili sull'intera capigliatura.
 
             
L'unica colorazione in polvere che ho usato nel 2013 è stata la Logona Naturkosmetik - Sahara, Colorante 100% vegetale, colorazione bio trovata al supermercato Cuore Bio alla bellezza di 12 €/ 100g...dico solo questo: MAI PIU'!
 
              Perché sono cosi drastica malgrado non è il mio carattere? E qui, sul drastica o meno, mio marito avrebbe da ridire, ci scommetto! :))) Perché questa colorazione mi ha fatto venire la nausea per il forte odore di caffè che ha; mentre la tenevo in posa sentivo di non farcela ad arrivare alle 2 ore consigliate.
Nel suo INCI, che non scrivo qui per intero perché non penso presenti interesse, si trova al quarto posto Coffea Arrabica proprio quella che mi dava il mal di testa ed il senso di nausea. Ho resistito fino alla fine pero, il cambio di tonalità non mi ha soddisfatta, era impercettibile. Non parlo di come ho conciato il bagno, vi risparmio il delirio e, sono tutto, meno che alle prime armi. Questa colorazione non è fatta per me...non saprei se un giorno ritornerò sui miei passi e non ci penso affatto a questo, per il momento.
 


Colorante vegetale 100% Logona - Sahara
per capelli da biondo chiaro a biondo medio/ NON SCHIARENTE
 
 

          Un'altra tinta permanente che mi è molto piaciuta per la facilita di applicazione e risultato finale è stata una tinta colorante trovata nelle farmacie della Francia, non ho la tessera sconti ma dovrei farla, visto che trovo spesso prodotti allettanti sopratutto ecobio e per i prezzi competitivi; questa tinta che si chiama Color&Soin Colorazione Permanente con estratti vegetali prodotta dalla casa francese 3CHENES,
COLOR&SOIN coloration permanente
aux extraits végétaux
costa intorno ai 8 € per 135 ml ed è praticamente un liquido/gel molto facile da applicare sui capelli lavati e leggermente umidi, anche per questa ragione una sola confezione basta per i capelli lunghi. L'ho scelta in tonalità 7G, vale a dire biondo dorato. Direi che è stata un buon acquisto e non mi sono pentita, nel futuro ricomprerò forse altre nuances più adatte ai miei capelli, oggi più scuri.
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
          E sono arrivata al dunque, finalmente, direte...:)
          Ad aprile di quest'anno, armi e bagagli, sono piombata dal parrucchiere per chiederle di portarmi ancora più vicina al mio colore di capelli descritto nell'incipit di questo chilometrico post dedicato ai capelli. Detto fatto? Magari!? Costo 60 € con l'impegno di ritornare tra un mese perché, mi avvisa "- il colore scaricherà e andrà rinnovato e bla, bla". Altri 60 il mese prossimo? E' uno scherzo, vero? Sono ritornata dopo due mesi, per non combinare pasticci da sola ma adesso basta, sono ritornata al fai da me. Sono 3 mesi che non tingo la ricrescita, e non sono cosi inguardabile come immagina chi va dal parrucchiere ogni 3x2, anzi, come il colore delle lunghezze e quello delle radici sono piuttosto simili mi posso "permettere" il lusso di fare un bagno di colore con una Crema shampoo colorante, alias tono su tono, senza ammoniaca della Garnier , n. 15 Biondo scuro, per un prezzo di 5 € che dura per 6-8 settimane.
Garnier Movida Shampoo colorante tono su tono
n 15 Biondo scuro
Ottimo shampoo colorante a mio avviso se non si perde di vista che è un tono su tono e non si possono pretendere la durata e le performances di una tinta permanente. L'ho già ricomprata, ancora di più perché è comodissima da usare ed in soli 15 minuti ho dei capelli decenti senza sborsare un patrimonio.
 
 
                Comunque, mi cospargo la testa (eh??) di ceneri e scrivo a lettere cubitali che non sono solamente capace di stressare e maltrattare i miei capelli ma anche di viziarli con una maschera settimanale e per questo alterno questi due prodotti:
 

Le Petit Marseillaise Maschera nutriente al Karité e Miele - 4 €/300 ml.
Un buon prodotto tutto sommato anche se mi aspettavo molto di più, forse perché un pò, come gran parte delle maschere nutrienti, tende ad appesantire e appena dopo lavati sento i miei capelli come se avessero ancora bisogno di qualcosa in più.  

Le Petit Marseillais Maschera nutriente al karitè e miele



              So'Bio Etic Maschera nutriente all'argan e karitè comprata in Intermarché in Francia ad un prezzo di 3-4 € per 200ml e che ritengo migliore della maschera Le Petit Marseillais, in quanto riesce a nutrire e dare ai miei capelli luminosità e volume, ristrutturando i fusti, abbastanza provati da tinte, lacca, sole. 
 
Maschera nutriente all'argan e karitè So'Bio Etic

 
        

Per i lavaggi semplici, che non sono seguiti da maschere o impacchi preshampoo all'uovo, miele e yogurt o gel d'aloe e olio di avocado per sole lunghezze, uso da più di 6 mesi questi due prodotti:

Shampoo Aloe e Pantenol Ecor
e Balsamo Splend'Or al cocco

 
lo Shampoo Aloe e Pantenol di Ecor, per lavaggi frequenti, al costo di 8 euro/500ml, l'ho comprato quasi un anno fa, in un negozio bio. Ho dovuto imparare ad usare questo shampoo, cosi come penso tutti gli shampoo ecobio, perché spinge ad usare più della normale dose; una volta trovato il verso giusto, ci si rende conto che lava benissimo ed abbinato al giusto balsamo, dà dei risultati eccellenti. Lo stesso prodotto senza balsamo = capelli stopposi e secchissimi, mentre con il balsamo: capelli puliti, vaporosi e voluminosi. Per questo considero che si sposa benissimo con il Balsamo Splend'Or che considero realmente miracoloso soprattutto per le donne con i capelli da lunghi a molto lunghi, assicurando la morbidezza e la pettinabilità che tanto ricercavo, per un prezzo adorabile di 1,50 - 2 € o giù di li.    



 

                L'odissea dei miei capelli alla ricerca del colore naturale continuerà di certo nei prossimi mesi e questo perché:
 
1 - non sono lontana dal punto di arrivo e ormai si tratta di mezzi toni;
 
2 - salvo qualche colpo di testa (un biondo ramato fuoco...che mi tenta tantissimo e Dio mi aiuti di stare alla larga!!) posso dire di essere sulla strada giusta e perché no, con il passare del tempo, fare meno tinte e la costanza nelle cure pre e post shampoo, accompagnate da una giusta alimentazione ricca di frutta e verdura e, se consigliati dal medico, i giusti integratori,  sono i fattori che riportano i capelli in salute e ne sono felice del risultato dopo una considerevole ricerca e soprattutto fatica.